Il 2017 di Hollande e Merkel

IMG_0407Francia e Germania sono due attori chiave nelle dinamiche politiche ed economiche dell’Unione Europea: per questo le elezioni che i due paesi affronteranno nel 2017 rappresentano un momento decisivo per l’Europa. In questo articolo, Alessandro Zerbini ci offre uno sguardo chiaro e agile al contesto politico nazionale di questi due paesi, alle prospettive elettorali e alla possibili ricadute internazionali di un cambio di leadership. Se il cancellierato di Angela Merkel appare sostanzialmente in buona salute e pronto a rinnovarsi nel 2017, la presidenza Hollande viaggia ormai da tempo verso un lento, ma inesorabile declino. Quale sarà il futuro politico dell’Unione Europea, con una Francia probabilmente non più socialista e una Germania in cui il partito estremista AfD guadagna consensi e peso politico?  Ecco alcuni spunti di riflessione.

(Redattore: Jacopo Scita)

 Il 2017 sarà un anno delicato per la politica europea: i cittadini francesi e tedeschi saranno chiamati alle urne per eleggere rispettivamente l’Assemblea Nazionale, il Senato e il Presidente della Repubblica francesi e il Bundestag tedesco, il quale poi voterà per nominare il nuovo Cancelliere.
Germania e Francia sono tra i primi Paesi dell’Unione europea per numero di abitanti e PIL e, storicamente, si sono dimostrati i grandi protagonisti della politica europea. Negli ultimi tre anni, vale a dire nel pieno delle attuali legislature dei due Paesi, abbiamo assistito ad una serie di situazioni internazionali che hanno richiesto una guida forte da parte dell’Europa, una leadership che è arrivata da Berlino e Parigi. L’intervento dei leader dei due Paesi è stato necessario; dalla crisi ucraina, dove Merkel e Hollande hanno rappresentato gli interessi dell’Europa ai colloqui di Minsk, a quella del debito greco, dove il ruolo tedesco si è dimostrato preponderante nel raggiungere un accordo con il Governo di Atene, a quella dei migranti, che rimane ancora un fronte caldo. Vista la notevole rilevanza dei due governi a livello comunitario, proviamo ad anticipare le elezioni che si terranno l’anno prossimo riflettendo sulla situazione politica attuale di Francia e Germania.

Angela Merkel è la navigata guida di un’economia robusta e prudente. I valori cristiani alla base dell’ideologia della CDU, il partito di cui è a capo Merkel, misti alla sua aspirazione popolare, hanno portato i tedeschi a sostenere la Cancelliera per ben tre legislature. Gli indici di gradimento del Capo di Governo tedesco hanno rilevato un calo sensibile solo in corrispondenza del periodo buio della crisi economica e ultimamente in seguito all’aggravarsi delle conseguenze dei flussi migratori.
A beneficiare di quest’ultima situazione è il partito Alternative für Deutschland. Fondato come movimento euroscettico, AfD ha cominciato nel maggio dello scorso anno a mostrare tratti populisti e xenofobi che ne hanno fatto salire i consensi in tutta la Germania. Alle elezioni regionali del marzo scorso, AfD è diventato il terzo partito in tutte e tre i Länder chiamati alle urne, scavalcando lo storico Partito Socialdemocratico di Germania, SPD, in coalizione di governo con la Merkel a livello federale.

François Hollande è invece il leader in scadenza di mandato di un partito in declino al governo di un Paese scosso dal terrorismo. In costante discesa nei sondaggi da lungo tempo, è riuscito a riguadagnarsi inizialmente la fiducia dei cittadini all’indomani degli attacchi del 13 novembre per la fermezza mostrata nella reazione. Tuttavia, Hollande piace sempre di meno ai francesi e neppure il suo cavallo di battaglia, ovvero la riforma del lavoro mirata a stimolare nuove assunzioni, sembra in grado di fargli riguadagnare il favore del popolo; al contrario, l’opposizione popolare in difesa dei diritti dei lavoratori è stata incredibilmente partecipata e accanita.
Nella legislatura corrente, il Partito Socialista di Hollande ha portato avanti soprattutto riforme sociali, dalla garanzia dei diritti per le coppie omosessuali alla modifica del sistema scolastico, e riforme della pubblica amministrazione, ad esempio accorpando le regioni e semplificando i rapporti cittadino-istituzioni. Queste manovre hanno però incontrato il dissenso di alcune componenti della società francese, per citarne qualcuna, le famiglie con una visione tradizionale e gli enti locali soppressi. Gli attacchi terroristici di gennaio e novembre hanno avvantaggiato Marine Le Pen e il suo Front National, che tuttavia è rimasta a bocca asciutta nelle ultime elezioni regionali grazie all’accordo fra il Partito Socialista di Hollande e Les Républicains di Sarkozy.

In entrambi i casi, il principale ostacolo alla rielezione viene da destra: la Merkel deve affrontare un AfD in ascesa e Hollande si trova contro sia la destra di Nicolas Sarkozy, Les Républicaines, che l’estrema destra del Front National di Marine Le Pen. Si prospetta quindi la possibilità che Hollande intraprenda azioni per riconquistare l’elettorato più moderato portando avanti un 2017 “poco socialista”. O più difficilmente che provi a continuare sulla stessa linea rischiando di perdere ancora più consensi, compromettendo definitivamente la sua rielezione.
Per quanto riguarda invece Merkel, tendenzialmente restìa a farsi condizionare dall’opinione pubblica, è legittimo supporre che decida di non cambiare rotta sulla politica di accoglienza, il punto più contestato dal partito rivale AfD, sperando dunque nella risposta di un elettorato razionale e realista che non si lasci abbindolare da alternative estremiste.

In conclusione, in Francia sarà lecito aspettarsi una tornata elettorale turbolenta, molto probabilmente animata dagli attacchi dei Républicaines di Sarkozy, forse il candidato più plausibile per l’Eliseo.
Mentre, oltre il Reno, si prospetta una Cancelliera che cercherà di limitare i danni della politica di accoglienza contando su un minore afflusso di profughi provenienti dalle coste turche e sperando in una maggiore crescita economica.
Ad ogni modo, il futuro dell’Europa dipenderà, non poco, ma forse meno che in passato, dai leader che i tedeschi e i francesi sceglieranno. Dunque avanti con la democrazia e speriamo che il diciassette non porti male.

Alessandro Zerbini

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