Chi e perché ha ucciso Aldo Moro?

Il 9 maggio 1978, il cadavere di Aldo Moro viene rinvenuto nel bagagliaio di una Renault 4. Venti anni dopo vengono condannati all’ergastolo quattro brigatisti per il rapimento e l’omicidio dell’Onorevole pugliese. Tuttavia, per molti questa sentenza non è un epilogo, solo l’ennesimo sviluppo di un caso che ha attraversato i decenni e che ancora oggi non può dirsi chiuso.

Di seguito pubblichiamo un breve resoconto della conferenza divulgativa tenuta a Forlì dall’Onorevole Gero Grassi dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” organizzata da IAPSS Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì. L’On. Grassi, vicesegretario del gruppo PD alla Camera, ha proposto la formazione della Commissione di inchiesta sul rapimento e l’omicidio di Aldo Moro, la quale ha potuto esaminare tutti i documenti desegretati nel 2016 dal Governo Renzi. In seguito ai lavori parlamentari, Grassi ha cominciato a girare il Paese per divulgare i risultati dell’inchiesta facendo tappa in oltre trecento città italiane.

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Per poter spiegare i contenuti dell’incontro è necessario presentare alcune caratteristiche del personaggio di Moro che non vengono menzionate nei libri di storia. Queste sue qualità si evincono dalla sua attività accademica e politica, sin dalla sua prima lezione da professore tenuta all’Università di Bari il 3 novembre 1941, quando dichiarò ai suoi studenti, sotto il regime fascista, che ogni persona è un universo, schierandosi quindi contro un regime che affiancava all’oppressione fisica quella del libero pensiero.

Si può dire che Aldo Moro credesse fermamente nella democrazia, a tal punto da voler allargare la maggioranza prima includendo i socialisti e poi anche i comunisti, spingendoli verso una transizione che dall’Unione Sovietica li avvicinasse all’Europa. L’inclusione più assoluta praticata dall’onorevole pugliese rientra nella logica del compromesso democratico, allora però inaccettabile per motivi politici da entrambe le superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, che praticavano l’esclusione dell’eterogeno dal governo e dalla vita politica.

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Nell’ottica di Moro, solo insieme si poteva davvero sperare di sconfiggere il vero nemico della società italiana ovvero la povertà. Per Aldo Moro la lotta alla povertà passa anche dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica, che porta a termine nel 1964 grazie all’appoggio dei socialisti e che vede diventare l’accesso all’elettricità un diritto non più solo di determinati ceti. Allo stesso modo, si adopera nella realizzazione dell’obbligatorietà della scuola media, per abbattere le barriere culturali che permettevano il perseverarsi delle differenze sociali.

Dai documenti analizzati dalla Commissione parlamentare di inchiesta si legge che Moro, per via della sua politica inclusiva, è stato un personaggio scomodo per molti fronti. Sul sito dell’On. Grassi vengono pubblicati documenti che sostengono l’interesse nell’eliminazione di Moro in molte istituzioni già prima del suo rapimento: il Piano Solo del Generale De Lorenzo, forze politiche extra-parlamentari di destra e di sinistra, l’organizzazione segreta Gladio, apparati deviati delle forze armate e della magistratura italiana, il Governo degli Stati Uniti, determinati esponenti dei servizi segreti italiani legati alla mafia, la Loggia P2, esponenti del Governo italiano.

Le indagini della Commissione si sono concentrate in particolare sul rapimento e sull’omicidio del Presidente della DC, conducendo nuove perizie e interrogatori. I risultati di questa seconda serie di indagini non solo provano la colpevolezza delle Brigate Rosse, ma svelano che l’intera faccenda coinvolge diversi poteri dell’epoca. Il rapimento viene infatti organizzato dalle BR in collaborazione con i servizi segreti, i quali dispongono di agenti nell’Ufficio che organizza il tragitto dell’auto di Moro e che verrà deviato per passare da via Fani, e anche di una scorta a presidio del perimetro della via nella quale si terrà l’agguato. Emerge anche che via Fani è sede di diverse coperture sia di esponenti della Banda della Magliana, sia di Gladio e dei servizi.

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Per quanto riguarda invece il dibattito sulla necessità o meno di trattare, si legge chiaramente da alcune lettere che il Presidente del Consiglio di allora, Giulio Andreotti avesse escluso ogni possibilità e che avesse agito direttamente anche per dissuadere l’unica persona che aveva vero interesse nel farlo, ovvero il Pontefice Paolo VI. Risulta inoltre che alcune delle testate giornalistiche che si esprimevano in modo più vocale contro le trattative, quali ad esempio il quotidiano La Repubblica di Scalfari, fossero state fondate con finanziamenti ricollegabili al Governo inglese.

Incrociando le dichiarazioni dei brigatisti condannati per l’omicidio e i risultati delle perizie sul corpo di Moro, nonché sulla Renault 4, risultano numerose incongruenze che portano alla conclusione che a eliminare fisicamente Aldo Moro non sia stato nessuno di loro. Solo per fare un esempio, i brigatisti dichiararono che Moro venne ucciso nel bagagliaio ma la posizione dei bossoli e dei fori all’interno del veicolo indicano che i colpi vennero esplosi dal sedile del passeggero anteriore in direzione dei sedili posteriori, sui quali Moro era seduto. In altre parole, l’identità del vero assassino è sconosciuta.

Rimane tuttavia l’amara verità che i libri di storia ancora non espongono, ovvero che l’intero sistema di potere, politico, militare, culturale, si fosse coalizzato o che almeno avesse guadagnato dalla morte di Aldo Moro. In quanto a noi cittadini, probabilmente abbiamo perso uno degli statisti italiani più integri e trasparenti, nonché più capaci della nostra Repubblica.

La piena verità sul Caso Moro è ancora lontana, ma avvicinandocisi sempre di più si restituisce a un uomo di valori democratici la sua dignità persa negli anni bui e violenti del terrorismo di casa nostra.

Alessandro Zerbini

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