L’equilibrio di poteri nell’Unione europea: il caso del Parlamento Europeo

europarl_logo-svgIn seguito ai Trattati di Lisbona firmati nel 2009, i poteri del Parlamento Europeo all’interno delle istituzioni dell’Unione europea vengono drasticamente ampliati al punto che la sua posizione è ufficialmente equiparata a quella del Consiglio Europeo nelle importanti questioni di gestione del budget e individuazione dei compiti dell’Unione. Nonostante queste rilevanti modifiche e la peculiare legittimazione democratica diretta, il ruolo del Parlamento è rimasto secondario rispetto a quello degli altri due organi, il Consiglio e la Commissione, le quali sono andate monopolizzando l’intera costruzione europea nell’ideale collettivo. Le recenti crisi di legittimazione dell’Unione potrebbero però giocare a vantaggio del Parlamento nell’equilibrio di potere fra istituzioni.

Un caso emblematico che può fungere da esempio per spiegare i rapporti fra le tre istituzioni è la Brexit. Nonostante le posizioni britanniche riguardo all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non siano ancora state esplicitate dettagliatamente e la situazione sia estremamente incerta, ogni organo comunitario ha già nominato un proprio negoziatore. La Commissione Juncker ha nominato l’ex-Ministro degli Esteri francese, nonché Vice-Presidente della Commissione, Michel Barnier come Chief Negotiator. Barnier sarà affiancato da un gruppo di Direttori Generali della Commissione, che si occuperanno di delineare adeguatamente ogni aspetto delle future relazioni fra l’UE e il Regno Unito. Il Consiglio ha invece scelto come proprio rappresentante Didier Seeuws, direttore dei settori trasporti, telecomunicazioni e energia per il Consiglio, in precedenza portavoce dell’allora Primo Ministro belga Guy Verhofstadt, per portare avanti le idee dei governi dei rimanenti 27 stati membri. È infine proprio lo stesso Verhofstadt, ora eurodeputato, ad essere stato selezionato dai Capi-gruppo del Parlamento europeo insieme con il Presidente Schulz, per preparare la posizione del PE nelle trattative.
Le negoziazioni, che avverranno ufficialmente fra il Governo britannico e il Consiglio Europeo in rappresentanza dell’Unione, porteranno a un accordo ritenuto valido solo in seguito alla ratifica da parte del PE e alla successiva approvazione dello stesso Consiglio a maggioranza qualificata. Questo implica che al Parlamento europeo viene data un’incredibile opportunità per mettersi in evidenza come attore di spicco nelle politiche comunitarie, poiché deve essere per forza preso in considerazione nell’elaborazione dell’accordo. Ne è un esempio la proposta di un eurodeputato lussemburghese di permettere a cittadini di ex-stati membri, che si sentano ancora parte del progetto europeo, di adottare una cittadinanza associata, ovvero uno status che permetta loro di mantenere la libertà di movimento comunitaria e allo stesso tempo poter votare alle elezioni europee per poter essere rappresentati.

Members of the European Parliament take

Nella scalata al vertice delle istituzioni, il Parlamento può contare sicuramente sulla sua legittimazione popolare; ogni eurodeputato è infatti eletto a suffragio universale dai suoi concittadini secondo regole stabilite dal proprio Paese di appartenenza. Inoltre, vi è una maggiore tendenza a rappresentare gli interessi dei cittadini rispetto alla Commissione o al Consiglio, le cui decisioni risultano influenzate anche da lobbisti e problematiche politiche domestiche. Si può anche affermare con certezza che vanti posizioni molto progressiste in diversi ambiti, più vicine alla pancia dei cittadini europei e distanti dall’aspetto tecnocratico della Commissione evidenziato negli ultimi anni. Ne è un buon esempio la proposta, portata avanti nel suo iter legislativo, di garantire ad ogni diciottenne un pass gratuito per effettuare l’esperienza interrail. In aggiunta, la composizione dell’emiciclo in questa legislatura tale per cui la grande maggioranza dei parlamentari appartiene a gruppi europeisti, tende a diminuire la forza delle minoranze euroscettiche.
L’attuale Presidente, Martin Schulz, si è dichiaratamente impegnato per aumentare il protagonismo dell’emiciclo che presiede. Gli sforzi fatti dal 2014 sembrano infatti aver messo in luce maggiormente l’esistenza di questo organo, nonostante si possa sperare in una rilevanza ancora maggiore. Dietro alla scelta di nominare Presidente del PE Martin Schulz, membro dell’Alleanza Progressista di Socialisti & dei Democratici (S&D), pare vi sia un accordo fatto in seguito alle europee del 2014 fra i tre principali gruppi rappresentati al PE, nell’ordine: il Partito Popolare Europeo guidati in parlamento da Manfred Weber, S&D con a capo l’italiano Gianni Pittella e l’Alleanza dei Democratici e Liberali per l’Europa, presieduti da Verhofstadt. Alla base dell’accordo sembrerebbe esserci un principio di condivisione del potere, secondo il quale Martin Schulz avrebbe condotto il parlamento per altri due anni e mezzo per poi lasciare la guida a un candidato appartenente all’EPP, in coalizione con i socialisti. Nonostante l’accordo, alcuni sostengono che Schulz possa fare un tentativo per mantenere il proprio ruolo, anche grazie all’endorsement del Presidente Juncker. Nel gennaio 2017 si scoprirà chi guiderà il Parlamento fino alle prossime elezioni europee che si terranno nel 2019 e se prevarrà o meno una visione protagonistica del PE.

D’altro canto, abbiamo potuto assistere a un maggior protagonismo del Consiglio nel decision-making europeo. I capi di stato e di governo godono di maggiore capacità decisionale e fatta eccezione per alcuni casi non sono vincolati a prendere decisioni su mandato del proprio parlamento. La guida di Donald Tusk come Presidente del Consiglio europeo, ha permesso una mediazione fra l’Europa centrale e quella occidentale senza perdere mai di vista il parere di Berlino. Tuttavia, nonostante gli sforzi, già in seguito al vertice di Bratislava i vari leader hanno mostrato posizioni opposte, per nulla coese, strumentalizzando l’Unione europea per fini di politica interna. Queste fratture in seno al Consiglio impediscono azioni pienamente risolute e non gli permettono di prendere le redini del destino comunitario.
Per quanto invece riguarda la Commissione, va sottolineata la sua natura prevalentemente tecnica, nonostante l’attuale Presidente, Jean-Claude Junker stressi la peculiare anima politica che ha introdotto sotto la sua guida. Al contrario del Consiglio, la Commissione tenta una continua mediazione di tutte le parti in causa, che risulta in proposte prive di forza perché sprovviste del sostegno adeguato; ne sono un esempio le decisioni prese sui ricollocamenti o sulle tariffe di roaming. Inoltre, spetta alla Commissione il ruolo di garante dei limiti al bilancio imposti dai Trattati di Maastricht, cosa che non crea simpatie né fra i governi, né fra i cittadini europei.

EU Referendum - Strasbourg The Seat Of The EU Parliament

Christopher Furlong/Getty Images

In attesa del nuovo Presidente del Parlamento europeo, ci si può solo sprecare ipotizzando gli stratagemmi che il PE metterà in pratica per vincere i cuori degli europei. Di concreto si sa che in seguito ad un accordo fra i governi e il Parlamento sul bilancio 2017, i finanziamenti destinati al programma Erasmus+, al Fondo Europeo per Investimenti Strategici, ai Fondi strutturali e di investimento europei e agli agricoltori europei verranno considerevolmente aumentati nell’anno a venire. Non si possono inoltre dimenticare le turbolente stagioni elettorali di Francia e Germania che peseranno sulla condotta di tutte le istituzioni comunitarie.

Alessandro Zerbini

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