Chi e perché ha ucciso Aldo Moro?

Il 9 maggio 1978, il cadavere di Aldo Moro viene rinvenuto nel bagagliaio di una Renault 4. Venti anni dopo vengono condannati all’ergastolo quattro brigatisti per il rapimento e l’omicidio dell’Onorevole pugliese. Tuttavia, per molti questa sentenza non è un epilogo, solo l’ennesimo sviluppo di un caso che ha attraversato i decenni e che ancora oggi non può dirsi chiuso.

Di seguito pubblichiamo un breve resoconto della conferenza divulgativa tenuta a Forlì dall’Onorevole Gero Grassi dal titolo “Chi e perché ha ucciso Aldo Moro” organizzata da IAPSS Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì. L’On. Grassi, vicesegretario del gruppo PD alla Camera, ha proposto la formazione della Commissione di inchiesta sul rapimento e l’omicidio di Aldo Moro, la quale ha potuto esaminare tutti i documenti desegretati nel 2016 dal Governo Renzi. In seguito ai lavori parlamentari, Grassi ha cominciato a girare il Paese per divulgare i risultati dell’inchiesta facendo tappa in oltre trecento città italiane.

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Chi e perché ha ucciso Aldo Moro? || 17/10 @ Sala Randi

Dopo trentacinque anni, è stato proposto di creare una commissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro di Aldo Moro. Gianclaudio Bressa, relatore del provvedimento, ritiene che aprire una nuova indagine sia necessario, dal momento che «oggi sono emersi elementi di novità che riguardano azioni e omissioni e che ruotano sul sospetto, sempre più connotato da certezza, che la morte di Moro poteva essere evitata».

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Il CONVI 2016 di ASSP Italia!

Dal 26 al 28 maggio si è svolto a Roma il Convi 2016, il secondo convegno di ASSP Italia, l’Associazione degli Studenti di Scienze Politiche d’Italia.

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E’ stata un’ottima opportunità dal punto di vista accademico, in cui gli studenti presenti hanno avuto occasione di assistere ad un ciclo di conferenze e lezioni frontali sui 70 anni della Repubblica Italiana e il ruolo dell’Italia nel processo di integrazione europea, tenute da esponenti di spicco della diplomazia del nostro Paese.

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Il caso Regeni nella cornice egiziana [4/05 H 16:00 in aula 3.1]

Giulio Regeni era un ricercatore italiano dell’Università di Cambridge, fu rapito il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, e il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio successivo.
Le condizioni della sua salma, ritrovata vicino al Cairo in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria, hanno evocato ipotesi di tortura eventualmente in connessione con i legami che Regeni aveva con il movimento sindacale che si oppone al governo del generale al-Sīsī. Il 24 febbraio 2016 Amnesty International Italia ha lanciato la campagna Verità per Giulio Regeni (in inglese: Truth about Giulio Regeni).

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Interverranno:

  • Prof.ssa FRANCESCA BIANCANI, docente di Storia e Istituzioni del Medio Oriente, Università di Bologna.
  • Rappresentanti del gruppo 225 di Amnesty International

Qui l’evento su facebook con tutti i dettagli. Vi aspettiamo!

Settler Colonialism: uno studio comparato sulla questione palestinese [13/05, aula 1.3, H 11]

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L’occupazione dei territori palestinesi da parte dello Stato di Israele è una delle più problematiche questioni aperte del Medio Oriente.
L’esperienza palestinese può essere osservata attraverso un’interessante chiave di lettura comparata: il movimento di insediamento coloniale israeliano è paragonabile ad altre esperienze storiche come gli Stati Uniti, il Sudafrica, la Nuova Zelanda e l’Australia.
In questa comparazione si inseriscono le caratteristiche specifiche del colonialismo israeliano e le modalità di eliminazione fisica e simbolica dell’elemento indigeno palestinese.

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Le donne dell’ ISIS: Il loro ruolo e la loro influenza

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L’articolo che segue è un commento scritto in seguito all’incontro sul tema delle donne dell’ISIS. Seguite la nostra pagina facebook e la sezione incontri ed eventi del nostro blog per restare aggiornati con le nostre attività!

Di fronte alla crisi valoriale che oggi la colpisce, la società occidentale trova nella contrapposizione alle barbarie di Daesh un abile strumento di riaffermazione identitaria. I nostri valori e la nostra democrazia vengono opposti a quelli del nemico il cui obiettivo è sovvertire il nostro ordine legittimo. All’interno di questo quadro, l’immagine del genere femminile islamico subisce una vera e propria vittimizzazione da parte dell’opinione pubblica. Relegata alla vita privata, la donna musulmana vive in una condizione di completa subordinazione all’uomo, limitata nei diritti e nelle libertà.

Perchè allora su 4000 jihadisti reclutati dallo Stato “Islamico”, circa 550 sono donne?
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